I tradizionali auguri di S.E. l'Arcivescovo Angelo Bagnasco alla Città Metropolitana

il benvenuto del consigliere Anzalone a Bagnasco
Data: 
Lunedì, 10 Febbraio, 2020 - 10:33

Si è tenuto questa mattina, presso il Salone del Consiglio della Città Metropolitana di Genova l’ormai tradizionale incontro di inizio anno tra S.E. Card. Angelo Bagnasco Arcivescovo ed il personale e la rappresentanza istituzionale della Città Metropolitana di Genova.
Accolto dal Consigliere Delegato Stefano Anzalone, che ha voluto ricordare l’enorme impegno profuso in questi anni per il nostro territorio da Sua Eminenza, in eventi che lo hanno visto come un punto di riferimento per tutta la cittadinanza, l’incontro è proseguito con il saluto dell’Arcivescovo ai presenti.
L’Arcivescovo Metropolita ha voluto nuovamente ribadire l’importanza dell’Ente ed il suo ruolo per tutto il territorio che lo vede come snodo fondamentale tra Comuni e Regione, ha quindi proseguito focalizzando il suo pensiero su due punti: il sonno della ragione anestetizzata dai facili slogan e l’eccessiva importanza attribuita all'economia.
Nel primo argomento ha stigmatizzato la cultura degli slogan e dei tweet, mezzi che parlano alla ragione senza ospitare argomenti e logica, un malcostume a cui le istituzioni devono reagire in quanto sono pilastri preposti ad impedire la frammentazione della società, altrimenti troppo manipolabile.
E’ la ricerca del confronto e del dialogo che deve tornare ad essere presente, questo anche grazie ad un rinnovamento della scuola oggi troppo impegnata a rincorrere le nuove tecnologie. L'Arcivescovo ha ricordato Platone che nell’opera “La Repubblica” ragionava sulla ricerca della verità, su cui era fondata la Città Stato di Atene, oggi purtroppo la ragione in sonno genera mostri, quali illusioni, miti, storture, interessi, supremazie, esclusioni e fobie, ha perso il gusto della verità e si è arroccata dentro alle proprie opinioni.
Occorre quindi tornare a promuovere la ricerca della verità, quella della persona umana, della società civile, della vera libertà, di una nazione, di in continente, di un sogno come quella ritrovabile nei discorsi di De Gasperi e degli statisti che posero le basi del cammino unitario europeo.
Secondariamente ha focalizzato il proprio pensiero sull’aspetto dominante dell’economia che ci porta lontano dal bene generale, la crisi non è del tutto superata ed il termometro economico è necessario, ma il PIL non spiega tutto, non è una radiografia di un paese, tantomeno dell’Italia, potrà spiegare molte cose, ma mai dare ragione della bellezza, dell’arte, della poesia, della sensibilità italiana che risplende all’estero, della fantasia del nostro popolo, della capacità di adattamento, del senso di equilibrio; quando la ragione funziona e non si è manovrati da slogan, paure o interessi di parte, non potrà mai offuscare la gioia di stare insieme e soprattutto non potrà mai spiegare il motivo per cui è bello essere italiani, perché la bellezza di appartenere a un popolo non dipende dalla efficienza di uno stato, è necessaria ma non può costituire la ragione della fierezza e della gioia di appartenere ad un popolo.